un profumo di impulsi elettrici.
nervi caldi, sangue e tensioni superficiali.
qui sopra scorre il limite più vivo tra noi e l’esterno, tra
gli intrecci emozionali dell’individuo e ciò che lo circonda.
ma un’immersione sottopelle può costare cara: non siamo
pronti ad accettare questo spazio di transizione, dove
tutto ciò che siamo è scritto in modo feroce e inequivoco,
ma è anche (e soprattutto) fulmineo e incontrollato,
irrimediabilmente transitorio.
l’unica consapevolezza che il nostro involucro organico
sembra darci è che siamo tutti racchiusi li dentro, protetti.
uomini e pensieri, sottopelle, articolano la loro essenza in
un’inconscia estasi divenuta quotidiana, interagiscono con gli
stimoli e i flussi che si modellano su questa superficie
infinitamente fragile e sottile, respirano, si dilatano
si comprimono in spasmi e trazioni per poi
flettersi nuovamente, sempre con lo stesso vigore.

ma quello che la pelle e la carne avvolta da essa non ci
vogliono dire è solo una cosa, la più importante:
quanto ancora riuscirà il nostro cuore a pulsare li sotto?